Lavorare assième per crescere in sintonia
Se dovremo sopravvivere
economicamente in una società dell’informazione e della comunicazione che sta
rapidamente globalizzandosi, noi non solo dovremo continuamente imparare ma
dovremo anche essere capaci di ri-dimostrare periodicamente il nostro
apprendimento.
La
percentuale di lavoratori che partecipa a training durante l’anno è troppo
bassa e così dobbiamo trovare qualche modo, economico e flessibile per
aumentarla, poiché il livello professionale di chi lavora è un fattore
essenziale nella competitività dell’economia.
Dovremo offrire anche nuove
possibiltà agli allievi che abbandonano senza titolo, ai giovani studenti che
vogliono specializzare il proprio curriculum e alle persone che vogliono
riqualificarsi per star dietro ai cambiamenti della loro specializzazione.
Il
desiderio di apprendere sarà in ogni caso tanto più grande se quanto appreso
potrà essere facilmente riconosciuto e questo renderà sempre più utilizzati
sistemi di apprendimento e di vautazione automatici, anche a distanza.
La Comunità Europea non è intenzionata,
né potrebbe esserlo, a rilasciare diplomi, perché questi dipenderanno ancora
dalle istituzioni esistenti a livello nazionale.
Fattibile è invece creare
complementi flessibili ai sistemi di accreditamento esistenti, vie alternative
di qualificarsi e di verificarsi l’apprendimento.
E così la Comunità sta vagliando
i risultati di 16 progetti pilota, collegati in un network, che ci indicheranno
le vie per questo automated self-assesment al servizio della forza lavoro del
futuro che, dovendo aggiornare continuamente le proprie competenze, vorrà
averle prontamente certificate.
Uno di questi progetti ha già
portato alla certificazione ECDL (European Computer Driving Licence) per le professioni dell’Office Automation. E
la Commissione della Comunità Europea, nel suo rapporto “Strategie per
l’occupazione nella Società dell’Informazione”, preparato per il summit di
Marzo di Lisbona, ha esplicitamente proposto agli Stati membri l’ECDL come
strumento standard per la certificazione delle competenze di base nell’uso del computer, anche degli
insegnanti.
Sarà il mercato, quello formato
dai selezionatori aziendali e dai lavoratori in cerca di nuove occupazioni, a
dirci quali nuove forme di qualificazione saranno valide e quali no.
La scelta di validare usando pacchetti software per le professioni intellettuali, o sistemi di monitoraggio per le professioni che possono essere valutate solo osservando l’individuo in azione, è un approccio percorribile ma complesso.
Test basati su syllabus riconosciuti a livello globale possono
essere, a loro volta, la base di una
formazione efficace per il mondo del lavoro? Il principio
test-train-test-certify può essere impiegato là dove lo sforzo di
specializzazione o di sviluppo è
richiesto? Quale dei quattro modi elettronici di testare (su computer stand
alone, su una rete Client/Server, a distanza via Intranet o via Internet) si adatta meglio a una data necessità in
un dato territorio?
Passando dalla tecnologia alla
qualità e nell’ottica della qualità “totale”, può la scuola, con i suoi
formatori, partecipare come fornitore di componenti, alla soluzione di questi
problemi? Cioè può il Docente aiutare a definire e misurare la gaussiana della
conoscenza aziendale, riportata in figura, e la sua risoluzione? Come può l’Azienda
beneficiare di questa offerta in una economia basata sull’abbondanza come la
New Economy?
E iniziative private possono,
simmetricamente, essere utilizzate dalla Scuola? Come potrà l’Industria innovativa, realizzatrice del prodotto
tecnologico, prima servire e poi sponsorizzare l’autonomia degli Istituti
Scolastici contribuendo così doppiamente alla affermazione dei più dinamici?
Saranno la Comunità europea e la Pubblica Amministrazione a fornire il punto di
appoggio per sollevare l’education al punto di innesco della libera
cooperazione?
E, questa volta nell’ottica della
soddisfazione del “cliente”, come renderemo protagonisti inter-attivi i
destinatari di un processo formativo che durerà probabilmente tutta una vita?
In questo scenario di punti
interrogativi una cosa è certa: servono nuove forme di collaborazione tra
Pubblico e Privato che producano, anche sul territorio, sinergie di sviluppo e
alla ricerca di esse, mi auguro, questo Convegno darà, magari non subito, un
contributo e non solo tecnologico.